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Rione VII - Regola

Piazza Farnese

Anticamente, quest’area faceva parte del Campo Marzio e ospitava il Trigarium, un ippodromo dedicato alle trighe, ovvero i carri trainati da tre cavalli su cui si allenavano gli aurighi in vista di qualche competizione o esibizione nel vicino Stadio di Domiziano.

Il nome del rione deriva da "arenula" o "renula", la soffice sabbia che, durante le piene, da millenni si deposita sugli argini del Tevere.

Tra i luoghi di maggiore interesse e i monumenti più rappresentativi del rione troviamo Palazzo Cenci, legato alla triste vicenda umana di Beatrice Cenci e della sua famiglia, Palazzo Farnese, sede dell'Ambasciata di Francia, Palazzo e Galleria Spada con la sorprendente finta prospettiva di Borromini, via de' Giubbonari, una tra le più amate vie dello shopping di Roma, e poi via Giulia e Campo de' Fiori con il suo antico e vivace mercato dominato dalla statua di Giordano Bruno che qui fu arso vivo nel 1600.

Il rione, fin dall'alto Medioevo, era zona di mugnai, tintori, cordai, macellai e conciatori, che per ovvi motivi lavoravano a stretto contatto con il fiume di Roma. Qui, infatti, venivano conciate le pelli vaccine e, con tutta probabilità, uno dei piatti più famosi della gastronomia capitolina, la coda alla vaccinara, è nato proprio in questo rione.

In questo rione nacquero o vissero diversi personaggi che hanno fatto la storia della città e addirittura del Paese. Tra questi Cola di Rienzo, tribuno di Roma, ma figlio di mugnai e tavernieri, vissuto nel Trecento, Benedetto Cairoli, l'eroe risorgimentale che abitò al civico 113 della piazza a lui poi dedicata. Nella chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini, sull’omonima piazza, invece, operò "Pippo bbono", ovvero San Filippo Neri, che dedicò la sua vita all’evangelizzazione della città e ai ragazzi e alle ragazze di strada che nel suo oratorio cantavano e giocavano in armonia. Fu, infine, nell’adiacente Ospizio dei Convalescenti e Pellegrini che Goffredo Mameli, autore dell’inno d’Italia e soldato valoroso morì nel 1849, a causa delle ferite riportate nella strenua difesa della Repubblica Romana.

Confini: vicolo della Scimia, via delle Carceri, via dei Banchi Vecchi, via del Pellegrino, via dei Cappellari, Campo de' Fiori, via dei Giubbonari, via dei Giubbonari, via di Santa Maria del Pianto, via di santa Maria del Pianto, piazza delle Cinque Scole, via del Progresso, lungotevere De' Cenci, lungotevere dei Vallati, lungotevere dei Tebaldi.

Lo stemma del rione è un cervo d’oro rampante in campo turchino.

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