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Porta Metronia

Porta Metronia foto Turismo Roma

Tra le molte porte che si aprono nelle Mura Aureliane, maestose, dotate di torri merlate, iscrizioni celebrative e feritoie difensive, Porta Metronia spicca per la sua estrema semplicità: un unico fornice privo di ornamenti e decorazioni marmoree tagliato direttamente nella cortina laterizia, protetta dalle stesse mura che in questo settore seguivano l’andamento scosceso del terreno.

Nata come posterula di terz’ordine, ovvero un passaggio secondario destinato a un uso pratico più che cerimoniale e, a differenza di altre porte “minori” come la Pinciana o l’Asinaria, che vennero restaurate e fortificate intorno al 402 dall'imperatore Onorio, non venne mai elevata, come queste, a ingresso monumentale: rimase sempre una porta “utile” e “visibile” solo all’occorrenza.

Forse fu proprio questa sua incompiutezza a renderne indefinito anche il nome che, nei secoli, è cambiato più volte: Metrodia, Metrone, Metiana, Metromia, Metrobi, Metrovia, probabilmente da Metrobius, un proprietario terriero, Gabiusa, perché da lei si andava verso Gabii, Metaura, nel Medioevo, dal meta aurum, il luogo dove si pesava l’oro dei tributi imperiali, idea affascinante ma non confermata da evidenze documentali.

Nel 1122, papa Callisto II decide di far passare per Porta Metronia l’Acqua Mariana (o Marrana di San Giovanni), un canale idrico a cielo aperto proveniente dalla zona di Squarciarelli, vicino a Grottaferrata. La porta, già poco utilizzata e in cattive condizioni, viene chiusa al passaggio di pedoni e merci e trasformata in un varco fortificato per l’acqua che alimentava orti, mulini e attività produttive e che alla fine confluiva nel Tevere nei pressi della Cloaca Maxima. Curiosità: lungo il suo percorso urbano la Marrana muoveva ben 14 mulini, chiamati “mole di terra”, una vera industria medievale ante litteram.

L’acqua, però, portava con sé anche problemi. L’area esterna alla porta divenne nota come “lo Pantano”, a causa dei ristagni della Marrana, che nel tempo trasformarono la zona in un’area paludosa e insalubre, tanto che nel 1601 una grave epidemia si diffuse nelle zone circostanti.

Nel Novecento, con la realizzazione della Passeggiata Archeologica, l’area venne completamente bonificata: le terre di riporto per la realizzazione del parco innalzarono il piano stradale, seppellirono il canale dell’Acqua Mariana e trasformarono Porta Metronia in ciò che vediamo oggi, con i quattro archi laterali, aperti tra il periodo fascista e il dopoguerra, che servono esclusivamente alla viabilità cittadina moderna.

Sulla parete interna della porta sopravvivono due lapidi straordinarie. La più antica, del 1157, ricorda il restauro delle mura ad opera del Senato e del Popolo Romano e recita: “TORRIONE DELLA PORTA REGIO S. ANGELI. + ANNO MCLVII INCARNATIONIS DOMINI NOSTRI IESU CHRISTI S.P.Q.R. HEC MENIA VETUSTATE DILAPSA RESTAURA-VIT, SENATORES SASSO, IOHANNES DE ALl-BERICO, ROIERI BUCCACANE, PINZO FILIPPO, IOHANNES DE PARENZO, PETRUS DEUSTESALVI, CENCIO DE ANSOINO, RAINALDO ROMANO, NICOLA MANNETTO”, ovvero, "Regione S. Angelo + Nell'anno 1157 della incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo il Senato e il Popolo Romano queste mura rovinate dalla vecchiaia restaurarono. Erano senatori Sasso, Giovanni di Alberico, Roieri Buccacane, Pinzo, Filippo, Giovanni di Parenzo, Pietro Diotisalvi, Cencio di Ansoino, Rainaldo Romano, Nicola Mannetto". È un documento di enorme valore politico e una vera dichiarazione di indipendenza: in pieno scontro tra papato e Comune, i senatori fecero incidere il loro intervento senza nemmeno citare il papa, rivendicando l’autonomia del potere civico su quello papale.

La seconda lapide, del 1579, racconta del nuovo restauro finanziato privatamente da Cesare Giovenale Manetti, discendente di uno dei senatori citati nella lapide medievale. Una suggestiva memoria familiare lunga quattro secoli: “GREGORIO XIII PONTIFICE MAXIMO CAESAR IUVENALIS LATINI F MANNETTUS COS III TURRIM HANC OLIM COLLAPSAM ET A NICOLAO MANNETTO VII VIRO SENATORE COLLEGISQUE EIUS QUORUM FAMILIAE EXTINCTAE SUNT INSTAURATAM RURSUS POST ANNOS CDXXI ITERUM COLLABENTEM UT PUBLICUM MANNETTAE FAMILIAE IN PATRIAM PERPETUAE VOLUNTATIS EXTET MONUMENTUM PRIVATA IMPENSA RESTITUIT ANNO SALUTIS MDLXXIX“, ovvero, “Al tempo di Gregorio XIII Pontefice Maximo Cesare Giovenale Mannetto figlio di Latino III Consigliere questa torre un tempo andata in rovina e rinnovata da Nicola Mannetto VII ex Senatore e dai suoi colleghi, le famiglie dei quali sono estinte, nuovamente dopo 421 anni di nuovo rovinata restituì a proprie spese affinché il pubblico monumento sussista per la patria secondo le ultime volontà della famiglia Mannetto nell’anno di grazia 1579”.

Foto: Turismo Roma

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Informazioni

Indirizzo 
POINT (12.498638982771 41.882548915475)
Contatti 
Sito web: 
www.sovraintendenzaroma.it/content/mura-urbane
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Location

Porta Metronia, Piazza di Porta Metronia
Piazza di Porta Metronia
41° 52' 57.1764" N, 12° 29' 55.1004" E

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