
«Uno dei miei principali interessi è Hollywood. Amo profondamente l’arte e il mestiere del cinema e le persone che vi si dedicano. Sono anche molto interessato alle storie che riguardano Hollywood come una sorta di dipendenza, storie in cui le persone amano così tanto che qualcuno finisce addirittura per morire a causa della vicinanza al “calore” di Hollywood.»
È da questa riflessione di James Franco che prende forma Desert Films, una performance che guarda a Hollywood con fascino e inquietudine, interrogandosi su quanto possa essere seducente, ma anche pericoloso, il mondo della fama. In scena ci sono lo stesso Franco e Blaine Kern III, protagonisti di un lavoro che utilizza il linguaggio cinematografico per costruire una storia sospesa tra realtà e immaginazione.
L’ispirazione arriva da Lost Highway (Strade Perdute), il film di David Lynch, e in particolare dal misterioso personaggio interpretato da Robert Blake. Qui quella figura assume una nuova dimensione: appare come una presenza enigmatica che si confronta con un giovane attore e gli rivolge un monologo inquietante sulla seduzione della celebrità e sulle trappole che può nascondere.
Desert Films gioca così con le nostre aspettative e mette volutamente in discussione ciò che pensiamo di conoscere. Dove finisce il cinema e dove comincia il teatro? Quanto di ciò che vediamo appartiene alla realtà e quanto, invece, alla finzione? Sono domande che attraversano la performance e accompagnano lo spettatore in un territorio volutamente ambiguo.
Al centro c’è Hollywood, naturalmente, ma non quella patinata e rassicurante che siamo abituati a vedere sul grande schermo. Franco ne osserva il lato più oscuro e fragile, quello in cui il desiderio di successo può trasformarsi in ossessione e la vicinanza alla fama rischia di diventare una forma di dipendenza. Il cinema diventa così non soltanto il tema della performance, ma anche lo strumento attraverso cui raccontare il rapporto complesso tra sogno, ambizione e identità.
Per James Franco, questa ricerca si inserisce in un percorso artistico particolarmente vario. Attore, regista, sceneggiatore e artista, nel corso della sua carriera alterna cinema mainstream e progetti indipendenti, lavorando davanti e dietro la macchina da presa. È protagonista di film come 127 Hours, Pineapple Express e The Disaster Artist, che gli vale anche importanti riconoscimenti e una candidatura agli Oscar come miglior attore protagonista. Parallelamente porta avanti una ricerca personale legata all’arte contemporanea, alla scrittura e alla sperimentazione, confermando una curiosità artistica che lo spinge costantemente oltre i confini di un'unica disciplina.
Con Desert Films, Franco torna così a confrontarsi con uno dei temi che più lo affascinano: il cinema come sogno, ossessione e specchio della società, mettendo il pubblico davanti a una Hollywood tanto irresistibile quanto inquietante.
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