
Titoli, ordini e origini: la storia di San Nicola dei Prefetti
Situata nella via omonima, nel cuore del Rione Campo Marzio, questa chiesa è ha un’origine molto antica, databile, secondo la tradizione, all’VIII secolo durante il pontificato di Zaccaria. Il piccolo edificio sacro è citato per la prima volta nel XII secolo in una bolla del 1186 di Papa Urbano III e successivamente dal futuro Papa Onorio III, ai tempi in cui era Cencio Camerario, nel Liber Censuum Romanae Ecclesiae con il titolo di “sancto nicolao praefecti”.
Il suo nome, dall’appellativo Prefecti o de Prefectis, si lega probabilmente alla carica pubblica romana, ricoperta per lungo tempo dalla famiglia dei De Vico, comunemente chiamata de Prefetti, residente nella stessa strada, nel luogo dell’attuale Palazzo Firenze.
Officiata dal 1524 dai Chierici Regolari Teatini, San Nicola dei Prefetti fu abbandonata dagli stessi nel 1527, per poi essere affidata, nel 1567, da Papa Pio V ai Padri Domenicani di Santa Sabina, che, stabilitisi nel nuovo convento, si occuparono dei restauri a partire dal 1582. I lavori, proseguiti fino al 1730, portarono gradualmente all’eliminazione dell’aspetto medioevale dell’edificio che, nel 1848, passò alla Confraternita del Santissimo Crocifisso Agonizzante, la quale mise in atto una serie di ulteriori interventi sugli interni. Dal 1927, la chiesa è amministrata dai Missionari Oblati di Maria Immacolata.
Piccola e preziosa: la sobria bellezza di San Nicola dei Prefetti
La chiesa presenta una semplice facciata della seconda metà del Seicento, racchiusa tra le due ali del convento, adornata da due lesene corinzie per lato e coronata da un ampio timpano triangolare, interrotto da un pregevole medaglione in stucco raffigurante Papa Pio V, e da una croce con quattro elementi ornamentali slanciati in forma di vaso con fiamme.
Una raffinata volta a botte, al cui centro spica l’affresco settecentesco con la Gloria di San Nicola di Giacomo Triga, domina l’interno a navata unica, suggestivo e raccolto, caratterizzato da due altari, uno per ogni lato, e un altare maggiore, posto nell’abside quadrata coperta da una volta a crociera.
La Mater Misericordiae: la storia di un’icona miracolosa
Sull’altare maggiore, incorniciata da una raggiera dorata, una tela di piccole dimensioni raffigura la Vergine dall’espressione serena e devota, a mani giunte e con lo sguardo rivolto verso l’alto: è la Mater Misericordiae, il dipinto a olio che, alla fine del Settecento, divenne oggetto di una profonda devozione popolare. La tradizione narra che il quadro, originariamente collocato in un botteghino del lotto nelle vicinanze, fu protagonista di un evento prodigioso insieme ad altre immagini della Madonna poste in diversi luoghi di Roma: secondo quanto riportato da alcune opere e testimonianze dell’epoca, il 9 luglio del 1796 l’icona mariana mosse gli occhi, proprio nell’anno in cui Napoleone aveva dato inizio alla sua campagna militare Italia, all’invasione dello Stato Pontificio e al successivo esilio di Papa Pio VI in Francia. Il fatto miracoloso provocò la massiccia affluenza di fedeli nell’antica ricevitoria del lotto, causando così, a metà Ottocento, lo spostamento della tela sacra nella Chiesa di San Nicola dei Prefetti.
Foto Redazione Turismo Roma
Palazzo di Montecitorio


Chiesa di Sant'Antonio dei Portoghesi


Rione IV - Campo Marzio

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