
Sabato 3 ottobre e domenica 4 ottobre, il Teatro Quirino presenta Il Viaggio di Francesco, un evento culturale di eccezionale importanza, che cade esattamente ottocento anni dopo la morte di San Francesco – avvenuta nel 1226 - proprio negli stessi giorni della settimana. Lo spettacolo, scritto e diretto da Pino Quartullo, è un’opera che trascende il teatro tradizionale, per farsi esperienza spirituale e umana universale.
La pièce, tratta liberamente dal romanzo La sapienza di un povero di Eloi Leclerc, dalle riflessioni di Davide Rondoni intitolate La ferita, la letizia, dalle Fonti Francescane e soprattutto da un racconto del giovane poeta Gabriele Galloni dal titolo L’ultima notte di Francesco, si distacca dagli stereotipi agiografici per concentrarsi invece sulla sua fragilità, sulla sua solitudine e sottolineando il suo modo di vivere la fede, a volte estremo e sorprendente: un insieme di purezza e bontà, forza e impeto.
Al centro dello spettacolo vediamo il protagonista di ritorno dalla Terra Santa, dove si è recato per cercare di creare un ponte di pace tra le diverse religioni, ma il gruppo iniziale di compagni, diventato un ordine di migliaia di frati, fatica a vedere Francesco come loro riferimento carismatico, anche per l’eccessiva severità della Regola da lui stesso imposta. E così il Santo, piegato dalla malattia che da lì a poco lo porterà alla morte, si ritira con pochi frati su di un eremo nascosto tra le asperità dei monti della Verna per ritrovare il silenzio e la vicinanza a Dio, un’esperienza di buio della fede di cui poco si conosce. Qui Francesco entra in contatto con una natura che spera sia più generosa, fino ad arrivare al momento del dolore della croce, attraverso le stimmate, che lo porteranno alla creazione del Cantico delle Creature (ufficialmente riconosciuto come prima opera letteraria in lingua volgare italiana). È questo il momento del dubbio dell’uomo: quello di aver frainteso quell’insopportabile silenzio di Dio. Ne emerge una figura di santo molto potente, piena di slanci umani, contraddizioni e profondità insondabili, capace di emozionare sia i credenti sia i non credenti. Una figura che ha lasciato un’eredità in molti aspetti della società moderna, fatta di speranza e umanità in un mondo mai come adesso dilaniato da divisioni e conflitti.
Un suggestivo gioco di luci sottolinea i vari momenti dello spettacolo, esaltando le scene più importanti, insieme alla musica (curata dallo stesso regista), che accompagna costantemente tutto il racconto, attingendo dal repertorio cinematografico, dalla musica pop e popolare, con molti momenti di canto, intersecando brani originali di Roberto Laneri e di Gaetano Marsico (uno degli attori della compagnia).
Il cast è composto da giovani attori affermati ed emergenti che vantano già molte esperienze professionali in ambiti non solo teatrali – Giulio Tropea: San Francesco; Roberto Fazioli: Frate dissidente, Cristo, Messo di Satana, Frate Tancredi, Demonio; Massimiliano Viola Grosso: Frate Leone; Gaetano Marsico: Frate Masseo; Simone Sabia: Frate Rufino; Giorgio Melone: Frate Ginepro, Giovane Prete; Rachele Sarti: Santa Chiara, La Morte.
Autore, attore e regista di lunga esperienza, diplomatosi all’Accademia “Silvio D’Amico” e al Laboratorio di Gigi Proietti, Pino Quartullo è una delle figure più poliedriche della scena italiana. Candidato all’Oscar nel 1987 per il corto EXIT e interprete di film cult come Il marchese del Grillo, ha lavorato con Vittorio Gassman, Alberto Sordi e Margherita Buy. Voce italiana di Jim Carrey e per un decennio direttore del Teatro Traiano di Civitavecchia, continua a firmare regie di successo portando in scena i più importanti attori del panorama nazionale.
Foto: locandina ufficiale dello spettacolo
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