Una parola sola per qualificarlo: inesorabile. Ogni inquadratura, ogni movimento di macchina, ogni taglio, ogni spostamento degli attori, ogni gesto ha qualcosa di decisivo, di inimitabile. Le parole scelte da Truffaut suonano ancora perfette per descrivere il cinema di Fritz Lang e il suo contributo pionieristico all’idea stessa di regia cinematografica, alla possibilità di imprimere ai tanti elementi espressivi del film una visione unica, in linea con il concetto di Kunstwollen, la volontà artistica della cultura tedesca e austriaca. Autore cruciale nella stagione dell’espressionismo in Germania, poi artefice di alcuni dei migliori noir girati a Hollywood, Lang è il protagonista di una rassegna che nel cinquantenario della morte ripercorre i momenti salienti della sua filmografia, rivelando uno sterminato patrimonio di invenzioni visive e narrative: rivedere oggi questi film vuol dire comprendere come sono stati codificati interi generi cinematografici, e quanto ogni thriller, ogni film di fantascienza o di spionaggio, ogni fantasy sia tuttora debitore verso il genio di Lang. Ma vuol dire anche scoprire un cineasta che non ha paura di confrontarsi con temi impervi come quelli della colpa, del destino, della violenza e dell’ambiguità morale insita in ognuno, a cui corrisponde, sul piano visivo, la sua ossessione per le costruzioni geometriche e le architetture complesse. Ne risulta un cinema che non smette di essere attuale e basterebbe pensare a come Metropolis, girato nel 1926 e ambientato cento anni esatti più tardi, racconti un mondo lacerato da disuguaglianze economiche sempre più stridenti, in cui la tecnologia è innanzitutto un’arma di manipolazione e sfruttamento delle masse. Una profezia inesorabile come il suo autore.
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Da giovedì 26 febbraio a domenica 29 marzo 2026
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