
Nelle sale di Palazzo Braschi arriva Don’t Stop Me Now, la mostra che vi invita a guardare la fotografia con occhi diversi. Presentata dall’associazione Modelli si Nasce Onlus, Don’t Stop Me Now mette in risalto l’energia delle immagini e la loro capacità di raccontare identità, emozioni e cambiamento. A dialogare sono due visioni artistiche distinte ma complementari: quella di Martin Mae e quella di Francesco Brigida, protagonisti rispettivamente delle serie Prima che tutto sia Mondo e Singular Flowers.
Le immagini esposte mettono in discussione l’idea di normalità, spingendo chi guarda a interrogarsi su ciò che spesso viene dato per scontato. Tra luce e ombra, tra immediatezza e lentezza, emerge un messaggio chiaro: la fotografia può ancora sorprenderci, se siamo disposti a concederle il tempo che merita.
E forse è proprio questo il punto: uscire dalla mostra con qualche certezza in meno, ma con uno sguardo più attento e consapevole.
Martin Mae
Il lavoro di Martin Mae parte da una domanda diretta, quasi spiazzante: “Sei felice?”. È da qui che prende forma un’indagine visiva che evita ogni risposta scontata. Nelle sue fotografie non c’è spazio per la felicità costruita o per i modelli predefiniti: emergono invece stati d’animo complessi, a volte scomodi, ma autentici. La luce ha un ruolo centrale, non è un semplice elemento tecnico, ma un vero e proprio linguaggio. Illumina e nasconde, accompagna lo sguardo verso dettagli che raccontano fragilità e forza insieme. I soggetti non cercano di aderire a un ideale estetico, ma si mostrano per ciò che sono, senza etichette e definizioni rigide. Il risultato è un racconto visivo che non punta al dramma, ma a una forma di intimità discreta, dove anche il vuoto diventa presenza e significato. Chi osserva è chiamato a fare un passo indietro rispetto alle proprie abitudini, lasciando spazio a una lettura più libera e personale.
Francesco Brigida
Con Singular Flowers, il fotografo propone un approccio quasi opposto: le sue immagini chiedono tempo, non si lasciano consumare in un attimo, ma vi invitano a sostare. I suoi ritratti dialogano con la storia della fotografia e con la pittura, evocando atmosfere essenziali, dove ogni elemento superfluo viene eliminato. Restano i volti, gli sguardi, i gesti: tracce di un racconto che si costruisce lentamente. C’è una distanza sottile tra fotografo e soggetto, uno spazio che non divide ma permette al significato di emergere. È proprio in questa distanza che si crea una relazione autentica, fatta di fiducia e ascolto. Brigida non impone una narrazione, ma la accoglie. E lo spettatore, a sua volta, diventa parte di questo processo, chiamato a entrare con attenzione in un mondo che non si rivela subito.
Informazioni
dal 1° al 19 aprile 2026
dal martedì alla domenica ore 10.00-19.00
Ultimo ingresso un'ora prima della chiusura
Giorni di chiusura: lunedì
CONSULTA SEMPRE LA PAGINA AVVISI prima di programmare la tua visita al museo
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