Il monumentale ninfeo a due piani, che si affaccia su Via Appia Antica, costituiva l’ingresso vero e proprio della villa dei Quintili: da qui, infatti, attraverso un portone che si ergeva tra due colonne si entrava nel parco e poi, attraverso alcuni viali, si giungeva all’ippodromo.
La struttura, formata da un grande emiciclo con una nicchia sul fondo, era fiancheggiata da due sale termali con zampilli d’acqua che veniva raccolta in un bacino centrale di cui rimangono dei resti in calcestruzzo. L’elegante pavimento, di cui sono visibili solo alcune tracce era in mosaico a grosse tessere bianche.
La parte risalente al periodo dell’imperatore Commodo (161-192 d.C.), è in opus listatum, a filari alterni di mattoni e tufelli. Il rivestimento dell’esedra, invece, era in marmi policromi. Tra le statue e le decorazioni marmoree che ornavano l’area, fu rinvenuta una statua di Ercole che sorgeva forse all’interno di un tempietto.
Davanti al ninfeo alcune colonne formavano una sorta di “propileo" (porticato), di cui rimane soltanto la colonna accanto all'ingresso attuale e un pilastrino; l'ingresso era inoltre costituito da tre passaggi monumentali che portavano al ninfeo. Tutta la struttura era rivestita di marmi, decorazioni e statue.
Oggi, l’aspetto originario del ninfeo è completamente cambiato, a causa delle modificazioni che subì in epoca medievale che lo trasformarono in un castelletto di proprietà dei conti di Tuscolo, che tra il IX e il XI secolo furono signori di gran parte del Lazio. In seguito, passò agli Astalli o probabilmente ai Castani.
In alto a sinistra era presente una torre di avvistamento che controllava il traffico lungo la strada. Ancora oggi, intorno al ninfeo si può vedere ancora oggi un lungo muro pieno in cima al quale era stato solcato il canale, in origine coperto, per l'acquedotto che alimentava il ninfeo.
Photo credits: Parco Archeologico dell'Appia Antica
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