
La Sala Santa Rita riapre al pubblico nel segno dell’arte e della cultura contemporanee con i 12 progetti vincitori del bando istituito dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale e affidato all’Azienda Speciale Palaexpo. Pittura, scultura, installazioni artistiche e sonore, video e performance: mezzi e linguaggi diversi che dialogano con la suggestiva architettura dell’ex chiesa sconsacrata e che danno vita alle opere presentate ogni due settimane fino al 31 dicembre in virtù di un programma innovativo e continuativo.
Il programma, a ingresso gratuito, è inaugurato dal collettivo Numero Cromatico con il progetto “Don’t You Forget About Me” sulle potenzialità e sugli effetti dell’Intelligenza Artificiale, seguito a metà luglio da “Alizarina” di Gaia Bellini, frutto di uno studio sulla storia e la potenza del simbolismo del colore naturale. Nei primi quindici giorni di agosto, nel “Progetto per Chiesa di Santa Rita da Cascia in Campitelli” le opere di Luca Arboccò e Francesco Pozzato si interrogano sulla storia del monumento che le ospita, sul suo spostamento e sul suo rapporto con l’esterno. Sul medesimo tema si basa anche la video animazione “Mutabilia” di Edoardo Tedone, allestita dalla seconda metà di agosto.
A settembre si continua con “Lo spiracolo di Santa Rita” di Valeriana Berchicci, incentrato sui fondamenti della fotografia, e “Spring Cleaning” di Letizia Scarpello, una performance legata all’usanza ebraica di pulire la casa nel periodo della Pesach. A ottobre, il “Progetto collettivo” di Jacopo Belloni, Beatrice Favaretto, Giorgia Garzilli, Diego Gualandris, Pietro Librizzi suggerisce l’immaginazione di uno spazio fluido e mutante attraverso un’installazione e una performance articolata come una visita guidata. Nella seconda metà del mese, “Arrotino” di Marco De Rosa lega il linguaggio della sound-art al richiamo ripetuto ancora oggi nelle vie dei quartieri della Capitale.
“Sexy Movers” di Aurelio Di Virgilio è la performance site-specific focalizzata sull’incontro con l’altro in programma nei primi quindici giorni di novembre, seguita nella seconda metà del mese, dall’opera “Bianco naturale” di Sabrina Mezzaqui. A dicembre Marzio Zorio presenta “Biblioteca”, un’installazione sonora e partecipativa intesa come un’investigazione sulla scrittura e sul valore comunitario di cui è portatrice.Termina il percorso l’opera di Ozge Sahin dal titolo “La memoria collettiva”, articolata in un’installazione e in una performance che sono il frutto di una nuova percezione del tempo maturata durante il lockdown 2020-2021.
Per maggiori informazioni sul programma, visita il sito ufficiale.
Informazioni
dal 5 luglio al 31 dicembre 2021
Mostre, performance e installazioni
