
Moby Dick è in scena al Teatro Quirino per la regia di Guglielmo Ferro, ed ha come straordinario protagonista Moni Ovadia, nelle vesti del capitano Achab.
Il romanzo, pubblicato nel 1851 col titolo Moby Dick or The whale, è considerato il capolavoro dello scrittore Herman Melville, e uno dei più noti romanzi della letteratura americana e mondiale. La storia è narrata in prima persona da Ismaele, che si imbarca come marinaio sulla baleniera Pequod. Il capitano della nave, Achab, è un personaggio cupo che incute timore nei suoi uomini; ha perso una gamba a causa della balena bianca Moby Dick - simbolo della violenza cieca - e per questo vuole vendicarsi. Inizia così una lunga caccia al cetaceo nell’immenso oceano che, con i suoi mostri e la sua profondità, viene descritto in tutta la propria potenza e imperscrutabilità dinanzi all'uomo, con la sua fragile esistenza tra il bene e il male. Fino a che sopraggiunge la catastrofe finale, quando Moby Dick distrugge la baleniera e tutto l'equipaggio trascinando con sé Achab e il suo arpione. Solo Ismaele riesce a salvarsi così da poter raccontare la folle e disperata impresa.
Nell’adattamento teatrale al Quirino, la narrazione drammatica inizia sul Pequod, il vascello maledetto che porta tutta la ciurma verso la perdizione, dove il doblone d’oro sull’albero del vascello e il patto di sangue tra i marinai, sono il simbolo della discesa infernale verso gli abissi della non-conoscenza. Il personaggio di Achab appare ossessionato dall’idea della vendetta, è un uomo empio che misconosce Dio, un uomo che va oltre il limite della natura, sfidandola, e per questo precipita nella catastrofe finale. Il primo ufficiale Starbuck rappresenta invece la voce della prudenza e della coscienza, simbolo di una visione del mondo teocentrica del tutto opposta alla blasfemia dell’odio di Achab verso la balena bianca.
Con Moni Ovadia, Tommaso Cardarelli, Nicolò Giacalone, Pap Yeri Samb, Filippo Rusconi, Moreno Pio Mondì, Giuliano Bruzzese, Marco Delle Fratte.
Foto: Riccardo Bagnoli
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