Si inaugura il prossimo 4 marzo 2025, alle ore 16.00, presso la Basilica di San Vitale al Quirinale, a Via Nazionale 194/b, la personale dell’artista Luigi Salvatori Giubileo MMXXV, Il cammino della speranza sui volti dell’anima, a cura di Roberto Luciani, Direttore e Docente dell’Istituto del Restauro Roma, Docente dell’Università e-Campus, scrittore, storico e critico d’Arte, architetto.All’inaugurazione è presente l’Onorevole Federico Mollicone, Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, e Presidente ICAS Intergruppo parlamentare Cultura Arte e Sport.
Nel progetto di questa mostra personale Luigi Salvatori intende, attraverso i suoi dipinti, alimentare la speranza in Dio e nella divina provvidenza a tutte le persone che soffrono in questo mondo. L’autore ha pensato agli immigrati che sono costretti ad abbandonare il loro paese alla ricerca di una vita più dignitosa, ai bambini ai quali vengono negati i diritti fondamentali della vita, quali il gioco, lo studio e l’amore di una famiglia, ai popoli ai quali viene negata la pace che vivono nel terrore e nel dolore causati dalla guerra, a tutti gli uomini ai quali viene negata la dignità della vita, alle donne, ai poveri e alla fame nel mondo, alle ingiustizie e alle iniquità.In questo anno giubilare, in sintonia con Papa Francesco sulla necessità di infondere speranza all’uomo in un tempo in cui nel mondo regna incredulità e sfiducia ed una visione negativa e dolorosa del mondo destinato all’infelicità, è necessario porre attenzione al tanto bene che è presente nel mondo per non cadere nella tentazione di ritenerci sopraffatti dal male e dalla violenza e dare i segni della speranza, quella speranza che si fonda sulla fede ed è alimentata dalla carità.In questa mostra sono esposti un ciclo di sue opere realizzate tra il 2019 e i primi mesi del 2025, nelle quali l’artista narra il suo percorso da seguire attraverso la ricerca nei volti dell’uomo della sua interiorità, rispettandone la libertà, dignità e uguaglianza altrui. Dal volto dell’uomo traspare il suo amore, come atto di donazione, o la sua sofferenza come atto di violazione dei suoi diritti.
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