Una mostra antologica che ripercorre l’intera vicenda artistica del pittore Antonio Scordia (Santa Fè, Argentina, 1918 – Roma, 1988).
Sono esposte circa 80 opere di Antonio Scordia (1918-1988), artista ben noto alla storiografia e alla critica d’arte, ma oggi poco raccontato al grande pubblico. Bisogna risalire al 1977 per trovare nella Capitale un’esposizione in spazi pubblici dedicata al pittore che, nato a Santa Fè da genitori italiani, scelse Roma, città nella quale crebbe, come luogo dove vivere e lavorare, nonostante le opportunità in Argentina e i soggiorni a Parigi, New York e Londra.
Il percorso espositivo, articolato sui due piani del museo, offre una panoramica completa dell’opera dell’artista. Comprende dipinti provenienti dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, riuniti per l’occasione con opere appartenenti a collezioni private e agli eredi di Scordia, oltre a una selezione di documenti d’archivio — cataloghi e fotografie — provenienti dagli archivi di famiglia.
La mostra si apre con le opere dei difficili anni degli esordi, all’indomani del 1942, nel clima figurativo della cosiddetta Scuola romana. Tra i primi dipinti esposti figurano alcuni oli su tela, tra cui un Autoritratto, diversi ritratti della moglie Valentina, il Ritratto del Poeta Sinisgalli e La seggiola e il gatto, opera acquisita nel 1952 da Palma Bucarelli per la Galleria nazionale d’arte moderna di Roma. Questa prima parte si conclude con opere di poco successive, di impianto post-cubista, come Innaffiatoio in giardino e il disegno Donna in poltrona, anch’esso dalle collezioni della Gnamc, realizzate entro il 1956.
La mostra prosegue con le tele della seconda metà degli anni Cinquanta, incentrate sul percorso che porterà Scordia verso l’astrattismo. Si va da Ruderi nel parco a Siesta in campagna, fino a opere come Annuncio e Figura bianca, ambedue del 1959, grandi tele in cui la forma sembra progressivamente dissolversi. Sono gli anni delle mostre alla Galleria La Tartaruga di Plinio de Martiis (1955 e 1957), periodo in cui Scordia avanza con decisione verso l’astrazione, elaborando una pittura poetica, colorata e incantata della realtà quotidiana. Una pittura che Maurizio Calvesi descrive come “assediata dalla realtà, la realtà dell’esistente, intorno, e soprattutto la realtà dell’esistenza, dentro”.
Il percorso prosegue con un approfondimento dedicato alle grandi tele degli anni Sessanta, tra cui Gorgone, Grande frammento e il Grande interno del 1968, e culmina in una ricca selezione di opere liriche e mature degli anni Settanta e Ottanta, come Specchio Blu del 1978, Specchio rosa del 1982 e Pietra Lavica del 1986. Sono opere nelle quali emerge la verve creativa di Scordia che, come agli esordi, continua a muovere la propria ricerca partendo dal confronto con la realtà.
La mostra si conclude con un approfondimento dedicato alla poco nota attività dell’artista nel campo delle arti decorative, documentata da alcune ceramiche degli anni Quaranta, dipinte nello Studio Galassi, e soprattutto dall’arazzo realizzato, su suo cartone, nel 1962 per la Turbonave Raffaello. Quest’opera segna un momento di particolare rilievo nella sua produzione e costituisce il prodromo del monumentale arazzo eseguito pochi anni più tardi per il Ministero degli Affari Esteri, oggi conservato nella Sala dei Trattati Europei “David Sassoli” alla Farnesina.
L’intero percorso espositivo è corredato da disegni inediti provenienti dall’Archivio Antonio Scordia.
Informaciones
dal 26 novembre 2025 al 29 marzo 2026
dal martedì alla domenica ore 9.00-19.00.
24 e 31 dicembre 9.00-14.00
Ultimo ingresso un'ora prima della chiusura
Giorni di chiusura: Lunedì, 25 dicembre
CONSULTA SEMPRE LA PAGINA AVVISI prima di programmare la tua visita al museo
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