Il Vero Alfredo | Turismo Roma
Vivere Roma, scoprire Roma
Servizi turistici e offerta culturale
060608
Il tuo viaggio su misura

Social Block

You are here

Il Vero Alfredo

Alfredo Di Lelio
Ava Gardner
Fettuccine Alfredo
Ella Fitzgerald
Alfred Hitchcock
Alberto Sordi e Monica Vitti
Elizabeth Taylor
Aristotele Onassis
Henry Ford e Signora
Harry Belafonte
Caetano Veloso
Christina Onassis e consorte
Frank Sinatra
I Reali di Spagna
Ingrid Bergman
John F. Kennedy
George Bush
Kirk Douglas
Lo Scià e la Regina di Persia
Lou Reed
Peter Sellers
Pelé e Coelho
Richard Nixon
Robert Kennedy
Pres. del Libano
Ringo Starr
Shirley Mac Laine
Sophia Loren
Yves Montand e Sergio Leone
Sylvester Stallone
Walt Disney e famiglia
Woody Allen
Vittorio Gassman
Presidente Croazia

Una passione ininterrotta per l’arte culinaria legata a uno dei simboli della ristorazione capitolina nel mondo

Dallo storico fondatore Alfredo Di Lelio, creatore delle celebri fettuccine, una lunga tradizione gastronomica e un patrimonio di memorie e identità che, da oltre cento anni, si tramandano di generazione in generazione: di padre in figlio, di figlio in nipoti e pronipoti.
In piazza Augusto Imperatore, tra arredi Art Déco, bassorilievi, libri, foto e ricordi che ne fanno un piccolo “museo della convivialità”, il ristorante Il Vero Alfredo coniuga tradizione e innovazione, con ingredienti di qualità eccellente, l’entusiasmo e la cura che da sempre caratterizzano l’attività di famiglia.  

Ines Di Lelio, nipote ed erede di Alfredo, affiancata dalle figlie Chiara e Assia, ci racconta la sua storia e la sua Roma, offrendoci uno sguardo inedito sulla città.

“La storia di questa attività inizia nei primi anni del Novecento. Mio nonno Alfredo aveva un piccolo ristorante a gestione familiare in piazza Rosa, adiacente alla Galleria Colonna. Aveva due grandi amori: la cucina e mia nonna Ines. Dopo la nascita di mio padre, la nonna era molto provata, così, per rimetterla in forze, mio nonno le preparò in casa un piatto di fettuccine fresche all’uovo con doppio burro e parmigiano. Era talmente squisito che, su suggerimento di mia nonna, lo inserì nella carta del ristorante. Era il 1908: l’anno di nascita di papà Armando e di una pietanza che ha reso il nome di mio nonno celebre in tutto il mondo. Una “leggenda” di gusto nata dall’amore, dalla semplicità e dalla bontà degli ingredienti, gli stessi che, ancora oggi, utilizziamo con identica attenzione e passione.

Nonno proveniva da una famiglia semplice di Trastevere ed era un ragazzo vivace: durante una “sassaiola” tra giovani di diversi rioni, conobbe Petrolini, che invece veniva dal Rione Monti. Tra loro nacque una straordinaria solidarietà, che divenne poi un “sodalizio” di lavoro - infatti, per un periodo, lavorarono insieme come garzoni di macelleria - e ben presto si trasformò in una duratura amicizia. Era un vero vulcano mio nonno, la sua vita si potrebbe definire un romanzo.

Nel 1914 aprì il locale in via della Scrofa, che nel 1943 lasciò e cedette a terzi, perché, con il suo carattere esuberante, durante gli anni del razionamento della Seconda Guerra Mondiale, non riusciva a portare avanti quel tipo di ristorazione “brillante” che era propria della sua personalità. La sua passione per la cucina e per questo lavoro lo portarono, nel 1950, ad aprire qui, in piazza Augusto Imperatore, dove, in seguito, lo raggiunse mio padre, che inizialmente era rimasto a lavorare alla Scrofa.

Nonno Alfredo era un vero intrattenitore. Si fermava a ogni tavolo per salutare i clienti: dalla stella del cinema al capo di stato, dal grande artista alla persona comune. Vederlo “mischiare” le sue celebri fettuccine era uno spettacolo. Una sera, il suo amico Petrolini andò a trovarlo e, vedendolo mescolare le “bionde”, come nonno chiamava le sue fettuccine, gli disse: “Alfredo, meno male che non hai fatto l’attore perché posto per due non c’era”. Mary Pickford e Douglas Fairbanks, i divi del cinema muto, durante il loro viaggio a Roma, assaggiarono lo squisito piatto e ne rimasero deliziati a tal punto da regalare a nonno, nel 1927, due splendide posate d’oro con inciso “To Alfredo the king of the noodles”. Fu così che la sua fama arrivò fino a Hollywood.

Istrionico, creativo e dinamico: nonno Alfredo era anche quello che passava dall’inventare una ricetta per un personaggio famoso – come i rigatoni alla Rigorè (dalla trasformazione di Henry King, Enrico Re), al passare una calamita su ogni singolo tavolo tutti i giorni per scaramanzia, al fare l’occhiolino ad Ava Gardner, al preparare le fettuccine da mandare a John Wayne al Plaza. Elizabeth Taylor veniva spesso da noi. Ogni volta che arrivava con l’ultimo marito, mio nonno doveva nascondere la fotografia che la ritraeva con il precedente, finché un giorno le disse: “Signora Taylor, non facciamo prima a farci una bella foto io e lei?”. Proprio all’incantevole attrice inglese è legato il mio primo ricordo del ristorante; ero al bar e vidi questa bruna minuta, con degli straordinari e ipnotici occhi viola. Non si trattava di una leggenda, erano davvero di un colore unico. Avevo tredici anni, rimasi incantata.

Il nostro locale è stato il set di pellicole come “To Rome with love” di Woody Allen e “Polvere di stelle” di Alberto Sordi. Il gotha del cinema, della musica, della politica e dell’arte è stato qui. Chi viene da noi, non viene solo per l’eccellenza della cucina, ma anche per vivere un’esperienza, tra arredamento, fotografie, memorie. C’è la storia del cinema sulle nostre pareti. Così come l’arte, anche il gusto e la tradizione abbracciano la bellezza. Sono questi i nostri valori specifici, ciò che ci definisce da sempre. La nostra famiglia ha sempre cercato di infondere nel lavoro il proprio vissuto e quello della città, della sua storia, dei suoi artigiani e delle sue botteghe. Tutto questo significa “fare un mestiere”: il tessuto, l’anima e l’identità di Roma, ciò che la distingue e la rende unica. Noi, questa essenza, direi questo sentire, cerchiamo di portarlo in tavola.

Il ristorante è da sempre il fil rouge della nostra vita: da mio nonno a mio fratello. Quando ero bambina, per vedere mio padre, dovevo venire qui, perché non c’era un giorno di chiusura: lui usciva alle 8.30 da casa, arrivava al ristorante e alle 9 c’era già il barbiere ad aspettarlo. Era un meraviglioso fulcro di attività, un’atmosfera di tradizione e vitalità di incredibile bellezza. I camerieri ai tavoli che sbucciavano i piselli freschi, preparavano le verdure dai colori vivaci, le mie zie affaccendate. La giornata prendeva il via, fino al primo pomeriggio, poi a casa per un riposino e di nuovo al lavoro fino a mezzanotte. Accadeva 365 giorni l’anno. Erano gli anni ’50-60. Tutto ruotava intorno al ristorante, la nostra “casa”.

Sono cresciuta qui. Qui ho vissuto la mia vita, i miei affetti, ho affinato il mio palato e sviluppato il gusto per i sapori buoni, i profumi e gli aromi che mi legano alla mia famiglia. Mio nonno, mio padre, mio fratello: sono stati loro a darmi la motivazione per continuare; è un legame impossibile da spezzare. Questo lavoro ha unito in modo profondo tutte le generazioni; basti pensare ai baffi, simbolo di “Alfredo” nel mondo e tradizione di famiglia: morì mio nonno e se li fece crescere mio padre Armando; morì mio padre, se li fece crescere mio fratello Alfredo. E tutti e tre, immancabilmente, li curavano quotidianamente con il piegabaffi.

Nel tempo, il lavoro non è mai cambiato: la cura del cliente, l’ospitalità, la scelta delle materie prime e la “mischiata” delle fettuccine. È cambiato negli anni il modo di mangiare; ai tempi d’oro di Hollywood, della Dolce Vita, dei Vitelloni, c’era una grande tradizione dello stare a tavola, dall’antipasto al dolce, mentre oggi si è molto più frugali per un diverso stile di vita. In passato, c’era tanta ricerca della bellezza, di senso del decoro e del gusto anche nel piatto più semplice.  

In questo particolare momento, in cui la vita ci ha posto di fronte una grande sfida, il lavoro costruito da tutta la mia famiglia rappresenta la forza per custodire la nostra eredità culturale, le nostre tradizioni, e anche uno stimolo per migliorare, perché le realtà storiche d’eccellenza sono gemme da tutelare e far conoscere. Sono il racconto vissuto di persone, immagini e storie di Roma ancora oggi vive in artigianalità e mestieri preziosi.

Guardo Assia che mischia le fettuccine proprio come facevano il bisnonno, il nonno e lo zio. Vedo la passione di Chiara. Penso all’ispirazione che, dal 1908, ha dato vita al sogno di mio nonno, trasmesso a mio padre e a mio fratello: una storia di amore e di bellezza che noi vogliamo continuare a raccontare."

Informazioni

Indirizzo 
POINT (12.477179 41.90588)
Orari 

Dal martedì alla domenica dalle 12.30 alle 15.30 e dalle 19.30 alle 23.30

Lunedì chiuso a pranzo

 

Contatti 
Email: 
info@ilveroalfredo.it
Facebook: 
www.facebook.com/Ristorante-Il-Vero-Alfredo-141372772592445/
Fax: 
0039 06 3211831
Sito web: 
http://www.ilveroalfredo.it/
Telefono: 
0039 06 6878734 - 06 6878615
Servizi 
Aria condizionata
Copertura Wifi
Tavoli all'aperto
Share Condividi

Location

Il Vero Alfredo, Piazza Augusto Imperatore, 30
Piazza Augusto Imperatore, 30
41° 54' 21.168" N, 12° 28' 37.8444" E

Media gallery

Media gallery
Ava GardnerFettuccine AlfredoElla FitzgeraldAlfred HitchcockAlberto Sordi e Monica VittiElizabeth TaylorAristotele OnassisHenry Ford e SignoraHarry BelafonteCaetano VelosoChristina Onassis e consorteFrank SinatraI Reali di SpagnaIngrid BergmanJohn F. KennedyGeorge BushKirk DouglasLo Scià e la Regina di PersiaLou ReedPeter SellersPelé e CoelhoRichard NixonRobert KennedyPres. del LibanoRingo StarrShirley Mac LaineSophia LorenYves Montand e Sergio LeoneSylvester StalloneWalt Disney e famigliaWoody AllenVittorio GassmanPresidente Croazia

Node Json Map Block

Mappa interattiva

Scegli eventi e i servizi nelle vicinanze

Le tue utility