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Forno Pasticceria Angelo Colapicchioni

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Dolci e prodotti da forno nel segno della tradizione, dell’esperienza e della creatività

Nel quartiere Prati, a pochi passi da Castel Sant’Angelo, il Forno Pasticceria Colapicchioni crea ogni giorno delizie artigianali, pane, pizza e dolci, scegliendo da sempre ingredienti di altissima qualità e coniugando tradizione e innovazione. Al suo interno è però possibile acquistare anche specialità e i prodotti alimentari della campagna romana e del Lazio, come la tipica ricotta da spalmare sul pane caldo e fragrante o sulla classica pizza bianca. Oltre al Panpepato Imperiale, alle Ciambelline al Vino e ai Tozzetti Colapicchioni, uno dei fiori all’occhiello dello storico negozio è il Pangiall’Oro, nato dalla rivisitazione di una ricetta della Roma imperiale e disponibile anche in una versione in miniatura: il Mindorino. 

Angelo Colapicchioni, proprietario di questo negozio storico, ci racconta la sua Roma.

“Per me i posti hanno un’anima, i Romani lo chiamavano il Genius loci, uno spirito, un’entità soprannaturale che definisce un luogo, che fa sì che abbia memoria e storia: un’eredità che bisogna proteggere, nello spazio temporale a nostra disposizione. Perché le tracce di noi rimangono, ed è a volte il nostro lavoro – la testardaggine nel credere nel lavoro che svolgiamo – a dare conto di quell’anima. 

Come in questo negozio: ci sto da 43 anni, anche se avrei potuto fare anche altro, guadagnare magari di più. All’epoca da piazza Risorgimento a piazza di Spagna c’erano 36 forni: ora sono rimasto praticamente l’unico e ho speso tanti di quei soldi per renderlo quello che è, poco importa se le mura non sono neppure di mia proprietà. Forse sono un sentimentale, ma se investo per creare, per esempio, un silos per la farina, lo faccio anche e soprattutto per le persone che lavorano per me, alcune delle quali mi hanno accompagnato per un lungo tratto di questo viaggio. 

In questo quartiere ci sono nato e lo ritengo in qualche modo una fortuna, perché è qui, tra il colle del Vaticano dove riposa san Pietro, il Tevere e Castel Sant’Angelo, che la cultura dell’antica Roma incontra quella cristiana. Sono, insomma, nato dentro la storia e da questo osservatorio privilegiato l’ho vista passare, crescendo sui sanpietrini, sui “serci”, come si dice qui, tra i papi, i palazzi degli avvocati e dei giudici di Prati e le case popolari di Borgo Pio. È così che ho imparato a capire e amare Roma, ed è anche per questo che ho continuato a fare il “cascherino”, il garzone, anche quando avevo già commessi. Per conoscere, creare lavoro, relazioni

La fortuna e il rischio sono stati d’altra parte il filo conduttore della mia vita, anche nei momenti più difficili. Ho sempre rilanciato, forse perché sono sempre stato affamato di vita. Mio padre non stava bene e io ero un ragazzino sveglio con tante responsabilità, a 13 anni aprivo già il negozio dei miei genitori a via Vitelleschi. Crescendo, mi sono inventato una rete di consegne a domicilio, 65 anni fa, quando ancora non esistevano neppure i supermercati. Qualche anno dopo convinsi a fatica i miei genitori ad acquistare un locale a poche strade di distanza. Costava una fortuna ma io credevo nella zona, a costo di indebitarmi. E avevo ragione. 

Fu proprio per quel negozio che mio padre si inventò il camiciotto che porto ancora oggi, una sahariana a doppio petto, perché detestava il camice lungo dei commessi. Lo vidi vestito così davanti al nuovo locale, pochi mesi prima che ci lasciasse: con la sua eleganza, con la sua figura, dava prestigio al negozio. Sono anche le piccole cose a restituire bellezza, a dare dignità alla categoria. 

Anche questo forno è stato un azzardo. Quando ho aperto, non sapevo neanche fare il pane ma era in qualche modo nel mio DNA: mia nonna materna era fornaia in Umbria, a Monteleone di Spoleto. Noi ragazzini andavamo in vacanza lì al tempo della trebbiatura, non c’era neppure l’acqua corrente, l’acqua si raccoglieva con le conche, ma c’era felicità. Mia nonna accendeva il forno e istruiva le compaesane: metti l’acqua a massa, impasta, era lei che dava i tempi, in base alle stagioni, al tipo di farina. Quando era pronta la camera di cottura, le donne scendevano per i vicoletti con le tavole sulla testa. Era uno spettacolo affascinante, e io osservavo e assorbivo tutto. Rubando con gli occhi

Se ho riportato in auge la biga lo devo sempre a lei. La sera dovevamo rifare il pane: si chiamava la corsetta, cioè il pane fatto di corsa. Ma si può fare di corsa il pane? Bisognava aggiungere una quantità maggiore di lievito, il pane si gonfiava ma diventava di gomma. Mi si presentò un fornaio che cercava lavoro, Nello. “Che ve serve un fornaro?”, mi disse a voce bassa, dandomi del voi. “Conoscete la biga?”, gli chiesi. “Metteteme alla prova”. Aveva capito che me ne intendevo. La biga è un metodo di panificazione antico di cui a Roma si era persa memoria: serve poco lievito, il pane è più buono e si conserva meglio. E la sera utilizzavamo il forno per fare i dolci, anche se le leggi ancora non lo permettevano. Ma io, come dicevo, ho sempre amato il rischio. 

La mia più grande forza è stata quella di saper vendere, ma la fiducia delle persone si conquista, con la passione, la sincerità, l’esperienza. Della vita conosco tutto, ho incontrato e fatto amicizia anche con grandi personaggi. Ma già da piccolo conoscevo la differenza tra le cose vere e quelle finte. Ho ancora davanti agli occhi l’immagine di un netturbino: io avevo dieci anni e lui spazzava il marciapiede. Nonostante la mazza e la saggina, era un vero signore”. 

Informazioni

Indirizzo 
POINT (12.467872 41.906523)
Contatti 
Email: 
a.colapicchioni@tin.it
Facebook: 
www.facebook.com/Forno-Colapicchioni-327945633997789/
Fax: 
0039 06 3224263
Instagram: 
www.instagram.com/fornocolapicchioni/
Sito web: 
www.colapicchioni.it/
Telefono: 
0039 06 3215405
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Location

Antico Forno pasticceria Angelo Colapicchioni, Via Tacito, 78
Via Tacito, 78
41° 54' 23.4828" N, 12° 28' 4.3392" E

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