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La ferita della bellezza. Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina

Cretto di Gibellina, Alberto Burri
Cretto di Gibellina, Alberto Burri
Cretto di Gibellina, Alberto Burri

«Andammo a Gibellina con l'architetto Zanmatti, il quale era stato incaricato dal sindaco di occuparsi della cosa. Quando andai a visitare il posto, in Sicilia, il paese nuovo era stato quasi ultimato ed era pieno di opere. Qui non ci faccio niente di sicuro, dissi subito, andiamo a vedere dove sorgeva il vecchio paese. Era quasi a venti chilometri. Ne rimasi veramente colpito. Mi veniva quasi da piangere e subito mi venne l'idea: ecco, io qui sento che potrei fare qualcosa. Io farei così: compattiamo le macerie che tanto sono un problema per tutti, le armiamo per bene, e con il cemento facciamo un immenso cretto bianco, così che resti perenne ricordo di quest'avvenimento.» Alberto Burri, 1995

Fino al 9 giugno 2019, il Museo Carlo Bilotti ospita la mostra “La ferita della bellezza. Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina”, una rilettura del percorso dell'artista a partire da Il Cretto di Gibellina, opera  site-specific realizzata da Alberto Burri, tra i maggiori esponenti dell’arte Informale in Italia, tra il 1984 e il 1989 nel luogo in cui sorgeva la città vecchia di Gibellina, rasa al suolo dal terremoto del Belice del 1968.
La città venne poi ricostruita altrove, lasciando nella vecchia collocazione solo un cumulo di macerie e tanta voglia di riscatto.

Alberto Burri, chiamato a realizzare l’intervento per la ricostruzione di Gibellina, decide di intervenire su quelle stesse macerie, creando l’opera di Land Art più grande al mondo. Le ricopre di un sudario bianco, di un’enorme gettata di cemento che ingloba i resti e riveste, in parte ricalcandola, la planimetria della vecchia città.

L’esposizione rievoca la visione dell'artista con una selezione di lavori emblematici, decifrati e riletti attraverso il tema pregnante della ferita che, nell’interpretazione di Massimo Recalcati, celebre psicanalista e curatore della mostra, attraversa la sua intera opera. Incisione, progettazione e disegno della materia tramite azioni definitive come strappi, lacerazioni, crettature, bruciature, e poi le sue declinazioni inedite che pensano a una genesi e a un processo di carattere spirituale, sono i tratti distintivi dell’arte di Alberto Burri.

Le suggestive fotografie in bianco e nero di Aurelio Amendola, il fotografo che ha raccolto le immagini di Burri, dei suoi lavori e dei processi creativi, realizzate in due riprese, nel 2011 e nel 2018, a completamento avvenuto dell’opera avvenuto nel 2015, accompagnano il visitatore lungo il percorso espositivo.
Il video di Petra Noordkamp, prodotto e presentato nel 2015 dal Guggenheim Museum di New York, in occasione della grande retrospettiva “The Trauma of Painting”, filma in un racconto poetico e di grande sapienza tecnica l’opera di Burri e il paesaggio circostante.

Alcune opere uniche dell’artista, veri e propri capolavori, inoltre, estendono non solo ai Cretti ma anche ai Sacchi, logori, pieni di rammendi e cuciture, ai Legni, ai Catrami e alle Plastiche bruciati per accelerarne la corrosione, e a una selezione di opere grafiche, la lettura proposta da Recalcati.
La ferita che è dappertutto e trema ovunque, è una scossa, un tormento, un precipitare di fessurazioni infinite e ingovernabili. Come scrive Recalcati in Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina, nei Legni la ferita è generata dal fuoco e dalla carbonizzazione del materiale ma, soprattutto, dal resto che sopravvive alla bruciatura. Nelle Combustioni, lo sgretolamento della materia, la manifestazione della sua umanissima friabilità, della sua più radicale vulnerabilità, viene restituita con grande equilibrio poetico e formale. È ciò che avviene anche con le Plastiche dove, ancora una volta, è sempre l’uso del fuoco a infliggere su di una materia debole ed inconsistente come la plastica, l’ustione della vita e della morte.

Il Museo Carlo Bilotti ha sede di Villa Borghese, nota nel Settecento come Casino dei Giuochi d'Acqua per la presenza di fontane e ninfei. Accoglie le opere di arte contemporanea donate alla città di Roma da Carlo Bilotti, imprenditore italoamericano e collezionista di fama internazionale. La raccolta comprende un consistente nucleo di dipinti e sculture di Giorgio de Chirico, affiancato da opere di Gino Severini, Andy Warhol, Mimmo Rotella, Larry Rivers e Giacomo Manzù. Negli anni successivi alla sua apertura il Museo si è arricchito di opere di Consagra, Dynys, Greenfield-Sanders e Pucci.

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Museo Carlo Bilotti

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Musei e gallerie
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Informazioni

Quando 
dal 23 Marzo 2019 al 9 Giugno 2019
POINT (12.482771 41.913314)
Contatti 
Sito web: 
www.museocarlobilotti.it/mostra-evento/la-ferita-della-bellezza-alberto-burri-e-il-grande-cretto-di-gibellina
Orari 

Inaugurazione venerdì 22 marzo 2019 ore 18.30, sono invitati tutti i possessori della MIC card.

dal 23 marzo al 9 giugno 2019 nei seguenti orari:

dal 23 marzo al 31 maggio 2019
da martedì a venerdì e festivi (lunedì di Pasqua) ore 10.00 - 16.00 (ingresso consentito fino alle 15.30)
sabato e domenica ore 10.00 - 19.00 (ingresso consentito fino alle 18.30).
Giorni di chiusura: lunedì e 1 maggio

dal 1 al 9 giugno 2019
da martedì a venerdì e festivi ore 13.00 - 19.00 (ingresso consentito fino alle 18.30)
sabato e domenica ore 10.00 - 19.00 (ingresso consentito fino alle 18.30)
Giorni di chiusura: lunedì

N.B. per eventuali aperture e/o chiusure straordinarie consultare la pagina dedicata agli Avvisi

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Dopo la tappa romana l'esposizione riallestita da giugno 2019 ad ottobre 2019 al MAG Museo Alto Garda a Riva del Garda in collaborazione con il MART Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto.

Giorni di chiusura 
Lunedì
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Location

La ferita della bellezza. Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina, Viale Fiorello La Guardia
Viale Fiorello La Guardia
41° 54' 47.9304" N, 12° 28' 57.9756" E

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